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L'età e il sesso nella scrittura

Chi si avvicina alla grafologia si aspetta spesso che una pagina manoscritta riveli subito due dati elementari: quanti anni ha chi scrive e se è un uomo o una donna. Sono invece proprio due delle cose su cui la grafologia non può offrire certezze. Non per un limite del metodo, ma per la natura stessa della scrittura, che non registra l’anagrafe: registra la persona.

La scrittura cresce, matura e invecchia con l’uomo

La scrittura accompagna la vita di chi scrive. Nasce incerta con l’apprendimento scolastico, si personalizza nell’adolescenza, matura con la personalità e, con il passare degli anni, ne segue anche il declino. In questo senso porta davvero i segni del tempo.

Ma il tempo non scorre allo stesso modo per tutti. C’è chi invecchia precocemente e chi conserva, anche in età avanzata, una sorprendente freschezza, perlomeno come agilità mentale. La scrittura segue di pari passo tutto ciò: una grafia può apparire «giovane» in una persona anziana, o stentata e irrigidita in una persona ancora giovane.

Il sesso: maschile e femminile in ciascuno

Considerazioni analoghe valgono per il sesso. Esiste quello che si può chiamare un ermafroditismo psichico: in ogni persona convivono una componente maschile e una femminile, in proporzioni diverse. Ci sono uomini in cui la componente femminile è più sviluppata di quella maschile, e donne in cui accade il contrario.

La scrittura esprime la personalità, e quindi anche questo equilibrio. A grandi linee il sesso di chi scrive si può verosimilmente supporre, ma senza alcuna certezza.

La scrittura dell’anziano

Da queste premesse discende un criterio di prudenza per la scrittura dell’anziano. Non esiste una «scrittura senile» uguale per tutti: l’età di per sé non basta a spiegare i cambiamenti di una grafia, che dipendono dalla persona, dalla sua salute e dalla sua vitalità psichica.

Con l’avanzare degli anni o con la malattia la scrittura può perdere scioltezza, rallentare, diventare meno sicura; in altre persone resta invece sorprendentemente stabile fino a tarda età.

Che cosa significa nella perizia

Questo ha conseguenze concrete nell’esame dei testamenti olografi, che spesso vengono redatti in età avanzata. Una scrittura diversa da quella degli anni precedenti non è di per sé indice di falsità: può riflettere i cambiamenti della persona. Per questo le scritture di comparazione devono essere il più possibile vicine nel tempo al documento contestato, e la valutazione deve tenere conto dell’anamnesi di chi scriveva.

Allo stesso modo, quando il giudice chiede al grafologo di esprimersi sulla capacità di intendere e di volere del testatore, la scrittura va letta come espressione di quella persona in quel momento, non confrontandola con un modello astratto legato all’età.

In sintesi

L’età e il sesso sono dati che la grafologia può al massimo supporre, mai stabilire con certezza. La scrittura non dice quanti anni ha una persona né a quale sesso appartiene: dice come quella persona vive, pensa e si muove nel mondo.

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