Un documento contestato non si esamina soltanto a occhio nudo. Accanto all’analisi grafica, che resta il cuore della perizia, il perito dispone di strumenti ottici che mostrano ciò che l’occhio non vede: tratti sbiaditi, inchiostri diversi, abrasioni e cancellature.
I più usati sono la luce infrarossa e quella ultravioletta. Lavorano in modo opposto, e proprio per questo si completano. Sono esami non distruttivi: il documento non viene toccato né alterato.
L’infrarosso: vedere oltre la superficie
La luce infrarossa ha una lunghezza d’onda più ampia di quella visibile. Per questo attraversa alcuni inchiostri e gli strati più superficiali del supporto, invece di fermarsi in superficie.
Un’analogia aiuta a capirlo. Se da Urbino voglio ascoltare una stazione di Londra, le FM non bastano: le loro onde, lunghe pochi metri, arrivano solo a breve distanza. Servono le onde lunghe, che proprio perché più lunghe aggirano gli ostacoli e arrivano molto più lontano. Allo stesso modo l’infrarosso «va oltre» ciò che la luce comune si limita a sfiorare.
Questo ha due applicazioni utili nella perizia. La prima riguarda gli inchiostri: due inchiostri dello stesso colore possono apparire identici a occhio nudo e comportarsi in modo diverso all’infrarosso. A certe frequenze dello spettro uno dei due si attenua fino a scomparire, mentre l’altro resta visibile, e questo prova che il testo è stato scritto con più penne.
La seconda riguarda i tratti nascosti: segni sbiaditi o coperti da un altro inchiostro, invisibili sulla carta, possono riemergere e tornare leggibili.
Nel testamento olografo l’uso di penne diverse non è, di per sé, un elemento rilevante. Il testatore può scrivere con più penne, anche in momenti diversi: ciò che conta è che il testo sia interamente di suo pugno. L’esame resta comunque prezioso, perché può rivelare aggiunte, correzioni o parole coperte che orientano l’analisi grafica.
L’ultravioletto: leggere la superficie
L’ultravioletto fa il percorso opposto. Le sue onde sono corte: non penetrano, si fermano in superficie e ne registrano ogni minima irregolarità.
Per questo è lo strumento adatto a scoprire le alterazioni del supporto. Rivela le abrasioni, quando si è grattata la carta per togliere una parola, e le cancellature meccaniche o chimiche, che alterano le fibre e rendono la carta più ruvida o diversa nella reazione alla luce.
Anche ritocchi e aggiunte, sotto la lampada, possono apparire con una tonalità diversa dal resto.
L’esempio è quello del carrozziere, che usa la luce ultravioletta per far emergere i ritocchi di vernice e le riparazioni invisibili alla luce del giorno. Sulla carta accade lo stesso: ciò che è stato toccato si distingue da ciò che è rimasto intatto.
Gli altri strumenti e i limiti
Infrarosso e ultravioletto si affiancano ad altri esami ottici: la lente ed eventualmente anche lo stereomicroscopio per osservare il tratto ingrandito, la luce radente per leggere i solchi e la pressione della penna. Le linee guida europee dell’ENFSI ne raccomandano l’uso documentato e ripetibile, con immagini allegate alla relazione.
Gli strumenti, però, non sostituiscono il perito. Dicono che due inchiostri sono diversi o che la carta è stata abrasa, non chi ha scritto. Il giudizio sull’autografia resta affidato all’analisi grafica, che nel metodo morettiano studia il gesto grafico e le sue caratteristiche costanti.
In sintesi
L’infrarosso guarda oltre la superficie e distingue gli inchiostri; l’ultravioletto legge la superficie e ne rivela le ferite. Insieme forniscono al perito elementi oggettivi da integrare nell’esame della scrittura.
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