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Enneagramma e personalità: Raffaello Sanzio, un esempio di 3 sessuale

Sarcofago di Raffaello nel Pantheon di Roma, sotto un arco di pietra.
Roma, Pantheon, Tomba di Raffaello.

“Ille hic est Raphael timuit quo sospite vinci
rerum magna parens et moriente mori.
(Qui giace Raffaello: mentre era in vita la Natura temette di essere vinta da lui; ora che è morto, teme di morire)”.
Epitaffio di Pietro Bembo sulla tomba di Raffaello al Pantheon, Roma.

In questo articolo presento una lettura del mio illustre concittadino urbinate Raffaello Sanzio. Alla luce dell’enneagramma, ritengo che il suo carattere sia decisamente inquadrabile nell’enneatipo 3 sottotipo sessuale.

Raffaello Sanzio nacque a Urbino nel 1483, figlio del pittore Giovanni Santi, e crebbe in un ambiente di corte raffinato, dove arte, poesia e relazioni sociali erano strettamente intrecciate. Questa formazione precoce contribuì a delineare una personalità che è sempre stata descritta in termini di gentilezza e affabilità. Rimasto orfano in giovane età, dimostrò una notevole capacità di adattamento: circa negli anni 1495-96, a 12-13 anni, andò a bottega dal Perugino assimilandone rapidamente lo stile, “con tanta facilità, che pareva non differire da lui”, rielaborandolo con naturalezza, senza tensioni o contrapposizioni stilistiche evidenti (Vasari, 1568).

Il soggiorno fiorentino (dal 1504 circa) segnò un momento decisivo. A contatto con Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, due forti personalità molto competitive tra loro, Raffaello non si contrappose a loro con uno stile polemico, ma li integrò in qualcosa di nuovo e armonico: da Leonardo prese la dolcezza, lo sfumato, la composizione, da Michelangelo la forza plastica e la potenza espressiva. Raffaello sviluppò pertanto una straordinaria capacità di integrazione stilistica, studiando e sintetizzando innovazioni diverse senza conflitti aperti. Tali orientamenti formali vengono anche interpretati come riflesso di un temperamento volto all’armonia e alla sintesi, più incline a integrare elementi diversi che a contrapporsi in modo competitivo (Shearman, 2003; Hall, 2005).

Trasferitosi a Roma, sotto i pontificati di Giulio II e Leone X, Raffaello raggiunse l’apice del successo. Qui emersero pienamente le sue doti relazionali: fu non solo artista, ma anche organizzatore di una vasta bottega e figura centrale nella vita culturale della corte papale. Le fonti lo descrivono come amabile, socievole e capace di creare consenso, qualità che gli permisero di muoversi con grande efficacia in un ambiente complesso e caratterizzato da forti rivalità artistiche (Hall, 2005). Come già accennato, questa attitudine si riflette anche nella sua arte, caratterizzata da una costante ricerca di grazia, misura e armonia.

Parallelamente, la sua vita affettiva e sentimentale rivela una dimensione più intima e, in parte, più ambigua. Secondo Vasari, Raffaello era “molto amoroso e dedito alle donne”, e intrattenne una relazione con la cosiddetta Fornarina, tradizionalmente identificata con Margherita Luti.

Sebbene questa identificazione non sia documentata con certezza, opere come La Fornarina e La Velata (probabilmente ancora Margherita Luti come modella) sono state interpretate come espressione di una sensualità personale e idealizzata (Oberhuber, 1999; Hall, 2005; Shearman, 2003).

«La Velata» di Raffaello: ritratto di donna con velo chiaro e cornice dorata.
La Velata, circa 1516.
«La Fornarina» di Raffaello: ritratto di giovane donna con turbante e velo trasparente.
La Fornarina, 1519-20 circa.

Allo stesso tempo, Raffaello fu promesso sposo a Maria Bibbiena, nipote del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena. Questo fidanzamento, probabilmente motivato da ragioni sociali e politiche, non sfociò mai in matrimonio. Gli studiosi ipotizzano che egli abbia volutamente rimandato le nozze, mantenendo una certa libertà personale e affettiva (Jones & Penny, 1983; Hall, 2005).

Le ricerche più recenti tendono a ridimensionare gli elementi aneddotici presenti nelle fonti antiche, ma confermano alcuni tratti: i disegni e le opere di soggetto mitologico o privato mostrano una attenzione viva al corpo femminile, suggerendo una sensibilità non solo estetica ma anche sensuale (Joannides; Henry & Joannides, 2017). Inserito nel contesto della Roma rinascimentale, caratterizzata da costumi relativamente liberi, Raffaello appare come una figura pienamente integrata nella cultura cortigiana (Rowland, 1998).

Il racconto vasariano della sua morte, attribuita anche a “eccessi amorosi”, è oggi considerato con cautela. Raffaello morì nel 1520, a soli 37 anni, suscitando un cordoglio profondo. L’epitaffio di Pietro Bembo al Pantheon lo celebra come colui che aveva quasi eguagliato la natura, riassumendo un artista in cui armonia interiore, grazia relazionale e sensibilità estetico-affettiva si fondono in modo esemplare.

LA SCRITTURA DI RAFFAELLO

Lettera autografa di Raffaello Sanzio, in scrittura corsiva rinascimentale.
Scrittura di Raffaello Sanzio.

Per quanto la sua grafia sia espressione di un modello grafico non più attuale, tuttavia si evince il seguente contesto grafologico: la scrittura è molto Accurata (vergata cioè con molta cura, attenzione, precisione, ma senza che vi siano indici di sostenutezza, austerità o solennità (caratteristiche invece presenti nella grafia di Leonardo, cf. Massi, 2016). È presente il segno Elegante ai massimi gradi indice, oltre che del suo genio pittorico, dell’eleganza di tratto. Vi sono inoltre Titubante (timidezza, insicurezza), Filiforme, (sensibilità, delicatezza), Vezzosa Grazia (grazia, gentilezza, mitezza) i quali segni donano a Raffaello quel misto di titubanza, delicatezza di tratto e grazia eterea, che sono caratteristiche ravvisabili in tanti 3 sessuali.

In estrema sintesi, così si esprime sulla sua grafia Girolamo Moretti, fondatore della grafologia italiana: “Conserva in tutto, anche nel tratto, il candore di un bambino” (Moretti, 1966).

IL VOLTO DI RAFFAELLO

Autoritratto di Raffaello, circa 1506: giovane con berretto scuro.
Autoritratto di Raffaello, circa 1506.

Si osservi bene l’elegante delicatezza del volto di Raffaello Sanzio. I lineamenti sono morbidi, regolari, privi di rigidità. Lo sguardo è come sognante ed etereo, calmo e aggraziato. Tutto l’insieme trasmette una tenerezza evidente, accompagnata da un senso di candore e semplicità. Anche la bocca chiusa, ma non serrata, rafforza questa impressione di dolcezza trattenuta. Nel complesso emerge una figura segnata da una tenerezza costante, che si esprime in modo aggraziato, equilibrato e naturale.

Interpretazione psicologica (Enneagramma)

Alla luce delle considerazioni emerse, è possibile proporre una lettura interpretativa della personalità di Raffaello attraverso l’enneatipo 3 sottotipo sessuale. Tutto ciò che è stato sopra considerato converge in questa direzione: il successo straordinario e la capacità di costruire un’immagine artistica ideale e universalmente apprezzata, agevolata non solo dal suo genio artistico, ma anche da un carattere gentile, aggraziato, che evita il conflitto aperto facendo invece leva sulla amabilità di tratto, la forte componente relazionale e seduttiva, testimoniata sia dalle fonti (Vasari) sia dalla qualità delle sue opere; infine, ma non da ultimo, la presenza di una “tenerezza” espressiva, che si manifesta non solo nella sua scrittura ma anche nel suo autoritratto, dove il volto unisce candore, armonia e controllo, qualità tipiche dell’enneatipo 3 sessuale.

Il suo candore si configura come espressione di una disponibilità emotiva che suscita fiducia e facilita l’instaurarsi della relazione, e al tempo stesso assume la forma di una attrattività discreta, capace di coinvolgere tramite grazia e bellezza.

Tali caratteristiche sono da Claudio Naranjo attribuite proprio al sottotipo sessuale dell’enneatipo 3. In questa prospettiva, Raffaello non si limita a perseguire solo il successo o l’ammirazione, ma sembra orientato a essere desiderato e amato attraverso una presenza armoniosa, seducente e mai aggressiva. Anche la compresenza di relazioni affettive autentiche (come quella con la Fornarina) e legami sociali strategici (il fidanzamento con Maria Bibbiena) rafforza questa lettura.

Nel complesso, la sua figura appare come una sintesi particolarmente riuscita di immagine, relazione e sensibilità estetica: un’identità capace di incarnare un ideale di bellezza che è al tempo stesso formale e capace di essere emotivamente coinvolgente.

BIBLIOGRAFIA

Jones, R., Penny, N., Raphael, New Haven: Yale University Press, 1983.

Hall, M. B. (ed.), The Cambridge Companion to Raphael, Cambridge: Cambridge University Press, 2005.

Hall, M. B., After Raphael: Painting in Central Italy in the Sixteenth Century, Cambridge: Cambridge University Press, 2001.

Massi, L., Biotipologia, enneagramma e grafologia, Youcanprint, 2016.

Moretti, G., I grandi dalla scrittura, Studio Grafologico, Ancona, 1966.

Oberhuber, K., Raphael: The Paintings, Munich: Prestel, 1999.

Rowland, I. D., The Culture of the High Renaissance: Ancients and Moderns in Sixteenth-Century Rome, Cambridge University Press, 1998

Shearman, J., Raphael in Early Modern Sources (1483–1602), New Haven: Yale University Press, 2003.

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