SULLA NECESSITA’ DELL’INTERDISCIPLINARITA’ PER LA GRAFOLOGIA MORETTIANA (2° PARTE)

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Proviamo a tradurre le argomentazioni svolte nella prima parte, portando alcuni esempi con relative domande retoriche. Come facciamo a capire al volo che l’autrice della grafia di fig. 1 rischia, parlando semplicemente, di non sentirsi né carne né pesce?

Fig. 1

Fig. 1

Conoscendo a priori la caratterologia di Le Senne, la risposta è elementare: perché è donna non Attiva. Sappiamo infatti che l’attività o, in termini junghiani, la libido progressiva, è la base necessaria per favorire il senso di identità personale. Guai se manca! A queste prime considerazioni proposte si potrebbe obiettare, solo per certi versi giustamente, che non c’è bisogno della caratterologia di Le Senne, della psicologia junghiana o della biotipologia di Ippocrate per estrapolare da questo contesto grafico tali indicazioni. Un grafologo sufficientemente esperto vedrebbe subito a colpo d’occhio l’eccessivo Largo tra parole, la fluttuazione del rigo e il contesto pieno di tormento presente nella grafia. Ragionando su tali tratti grafici, sarebbe senz’altro possibile giungere alle stesse conclusioni. Ma il punto chiave è che, tramite una conoscenza interdisciplinare, possediamo maggiore sicurezza e conferma delle nostre argomentazioni. Una grafologia così ricca come quella morettiana ha solo da guadagnare dall’apertura interdisciplinare. Nei segni grafologici di Moretti – essendo profonde sintesi olistiche dell’intera personalità – vi sono già presenti indicazioni negative sul senso di identità personale e relativa mancanza di benessere. Ma senza interdisciplinarità si rischia di non pensarci, di non estrapolare da essi tali indicazioni o, se si riesce a farlo, lo si farà con maggiore fatica perché dobbiamo sforzarci di combinare, da soli, tratti psicologici complessi in risultanti finali. Inevitabilmente ciò comporta minore sicurezza nella bontà delle nostre argomentazioni perché non le sottoponiamo a dialogo e a conferma con il pensiero di altri. In questa grafia non sarebbe affatto difficile giungere alla conclusione – anche senza interdisciplinarità – che l’autrice è una donna con un pensiero poco sereno, incentrato su facili sensi di colpa, che, ipercritica, riflette e ragiona eccessivamente nella propria interiorità. Senza interdisciplinarità, queste argomentazioni rischiano di essere il risultato finale di un ragionamento che combina assieme, ad esempio, le indicazioni di Largo tra parole, Minuziosa e direzione non stabile del rigo. Con l’interdisciplinarità, invece, sono soltanto il punto di partenza. Il cervello del grafologo interdisciplinare non sarebbe pertanto impegnato in complessi calcoli di base fatti a mano, ma sfrutterebbe, al pari dell’utilizzo di una calcolatrice, il risultato del pensiero di altri, potendo così riservare la potenza del proprio ragionamento per analisi ancor più pertinenti e incisive. E se ciò è vero, è ovvio che più spingiamo in profondità la nostra analisi, più ci avviciniamo al nucleo individuale e irrepetibile del soggetto scrivente.

UN SECONDO ESEMPIO

Fig. 2

Fig. 2

Come capire al primo sguardo che i problemi di fondo dell’autore della grafia di fig. 2 sono di riconciliarsi con la vita e di ricercare con tormento l’intimità – mancatagli – e che pertanto è incapace di ricevere e dare?  Con l’interdisciplinarità, la risposta, punto di partenza e non risultato finale dell’analisi, è semplice: perché è un Sentimentale di Le Senne, punto e a capo (1).

UN TERZO ESEMPIO

 

grafologia.it Luciano Massi

Fig. 3

Poniamo di ricevere questa richieste di aiuto dall’autore di questa grafia (fig. 3): «Signor grafologo, perché soffro di depressione? Perché la vita mi risulta un insopportabile letto di Procuste?»(2). Anche in questo caso,conoscendo la caratterologia di Le Senne la risposta è semplice: «Perché lei è un Passionato e deve vincere, guai se non ci riesce! Perché lei sceglie i valori più alti e, sovrapponendo il proprio sentire soggettivo (sentimento introverso di Jung) alle comuni norme del vivere, è titano-schiavo dei propri ideali». Ripeto un concetto: anche soltanto con la grafologia di Moretti è possibile dire tutto ciò, ma in un certo senso dobbiamo spremere le meningi per arrivare alle stesse deduzioni; grafia Veloce, un po’ Ascendente, Intozzata I e II modo, Recisa, Dinamica ovvero una persona che non perde tempo, di azione, ambiziosa, che sente di avere risorse per affermare se stessa, emotiva, rapida nel decidere e senza indugi, che non si accontenta mai, a rischio di iperattività, con conseguente possibilità di caricarsi di tensione interiore che a lungo andare può produrre incontentabilità e insoddisfazioni profonde. Laddove tali considerazioni sono come il punto terminale delle combinazioni – o comunque il frutto di un ragionamento che associa insieme i diversi segni grafologici –, avvalendosi invece di una lettura interdisciplinare della grafologia di Moretti, risultano essere il punto di partenza. E’ vero che la grafologia morettiana è meravigliosamente ricca, è vero che nei segni morettiani c’è pertanto già tutto, ma il problema è riuscire a vederlo. Senza interdisciplinarità si corrono forti rischi in tal senso. E per evitare che ciò possa accadere al grafologo morettiano, questo è il monito costante che troviamo nel lavoro e negli scritti di Nazzareno Palaferri: «Il problema del grafologo morettiano è quello di una seria preparazione interdisciplinare che lo porti a cogliere quanto di profondo e unico nella storia della grafologia sta dietro l’apparente facile lettura di Moretti» (3).

 

Note
1. Stando a Jung, basterebbe semplicemente ricordare che egli definisce un oscuro rimuginare l’eccesso dell’atteggiamento introversivo.
2. «Essere normali è uno splendido ideale per i “falliti”, per tutti coloro che non hanno ancora trovato un adattamento. Ma per le persone che hanno molte più capacità della media, per coloro per i quali non è mai difficile conseguire successi e compiere la propria parte nel lavoro del mondo, la restrizione al normale significa un letto di Procuste, un’insopportabile noia, un’infernale sterilità e disperazione. Come conseguenza, molte persone divengono neurotiche perché sono semplicemente “normali”, mentre altre divengono neurotiche perché non possono divenire normali.» C. G. Jung, in R. Assagioli, Principi e metodi della psicosintesi terapeutica,  Ed. Astrolabio, 1973, p. 57.
3. N. Palaferri in L. Massi, Personalità e grafologia, Ed. Youcanprint, 2014, pag. 9.

LUCIANO MASSI – TUTTI I DIRITTI RISERVATI

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