LO SPAZIO GRAFICO NELL’INTUIZIONE VISIVA DI GIROLAMO MORETTI

grafologia.it luciano massi

LO SPAZIO GRAFICO NELL’INTUIZIONE VISIVA DI GIROLAMO MORETTI
Ai fini di una corretta interpretazione grafologica, è noto quanto sia importante lo studio dello spazio grafico. Molti autori – ad esempio Max Pulver e Robert Heiss – hanno dedicato ad esso particolare attenzione facendone oggetto di trattazioni specifiche.Venendo alla grafologia di Girolamo Moretti, di primo acchito non sembrerebbe che questo tema sia stato affrontato esplicitamente. In realtà Moretti ne attua un’interpretazione assolutamente originale. Per capirne appieno la portata, occorre fare diverse considerazioni preliminari.

1. A COGNITO AD INCOGNITUM
Come Moretti affronta lo studio della sua grafologia? Vediamo che cosa lui stesso afferma: “...quello che di primo colpo scopro in una scrittura è la parte somatica nelle sue grandi specie, da cui poi ritraggo la psiche nella sua radice e nelle sue evoluzioni: non già che la parte psichica dipenda dalla somatica, ma, siccome questa è produzione di quella, io procedo a cognito ad incognitum”.Da tale frase, molto bella, si comprende bene la grande differenza concettuale e metodologica della grafologia morettiana rispetto a tutte le altre grafologie estere. Abbiamo in Moretti una studio della personalità a partire dalla sua unità psicosomatica.

2. VEDERE IL MOVIMENTO
Altro punto chiave della grafologia morettiana è la particolare attenzione al movimento, vale a dire al percepire, considerare, vedere la grafia non da un punto di vista calligrafico, cioè formale, ma come una sintesi comportamentale psicodinamica in azione, in movimento appunto. Questo è un vero e proprio spartiacque che differenzia i bravi grafologi, capaci di fare tutto ciò, dai somari. In più opere Moretti stesso presta particolare attenzione a questo punto:
“…quando vedevo uno scritto qualunque, vedevo nello stesso tempo chi lo aveva vergato in tutti i suoi movimenti e atteggiamenti.
…Scorgevo l’autore dello scritto nei suoi movimenti più spontanei.
…Ogni segno grafologico, nella mia Grafologia, deve essere considerato nel suo movimento , non nella sua figura o forma. Cioè deve essere considerato come gesto in azione, non come gesto statico”.
La capacità di Moretti di vedere la grafia in questi termini produce specificità e campi di indagine grafologica del tutto originali e unici. Oltre ad una concezione dinamica della personalità, ciò permette di affrontare uno studio olistico della costituzione studiata in se stessa – cioè nella sua impronta morfologica – e nei relativi gesti fuggitivi, cioè tutti i relativi movimenti e comportamenti non verbali di azione curva (dilatante) o angolosa (ritraente).

3. MOVIMENTO E PASSIONE PREDOMINANTE
Essendo capace di vedere il movimento, Moretti cogliere con sicurezza e precisione la passione predominante dell’individuo di cui osserva la grafia.
Ecco un esempio.

Fig. 1

Fig. 1

 

La passione di questa grafia, osserva Moretti, è la seguente: “Tendenza a circonvoluzionare”.
E così la descrive: “…tendenza ad andare dal termine a quo, ad quem rotolando e quindi rotolando anche tutte le cose…”.
In questo esempio Moretti usa il verbo rotolare – di per sé improprio in una descrizione psicologica – in quanto è il termine che più si avvicina alla sua intuizione visiva del movimento della grafia. A riprova di ciò Moretti infatti aggiunge che “Il segno principale che (…) impronta la passione predominante è la scrittura a forma di convolvolo”.
E’ interessante osservare come il concetto di movimento e di passione predominante sono come i due estremi del cerchio che, nel loro punto comune, racchiudono tutto il percorso da pioniere di Moretti. La prima cosa che di una grafia Moretti vede è il movimento; l’ultima trattazione che Moretti affronta, nel 1961, è la descrizione teorica e pratica della passione predominante.

4. LA COMPRENSIONE ANALOGICA DEI SEGNI GRAFOLOGI
Vedere il movimento permette quindi l’intuizione sintetica delle caratteristiche più profonde della personalità.

Fig. 2

Fig. 2

In questa grafia (Fig. 2), ad esempio, molto sinteticamente Moretti afferma che il soggetto presenta una sincerità frastagliata. L’evidente non omogeneità dell’inclinazione analogicamente rimanda all’ambivalenza affettiva e comportamentale del soggetto, i cui sentimenti si esprimono alla pari di come ondeggiano le spighe di grano in un campo devastato dalla grandine (2).

5. DAL MOVIMENTO ALLE TENDENZE E ATTITUDINI
Vedere il movimento dei segni grafologici come gesti in azione, oltre a permettergli di descrivere la passione predominante – cioè il perno su cui ruota il carattere del soggetto senza che questo se ne renda conto – fa sì che Moretti possa affrontare con sicurezza e precisione anche lo studio delle tendenze e attitudini.Le sue argomentazioni non sono meramente concettuali o astratte, ma sono sempre ricondotte all’esperienza pratica, a quello che, in altre parole, i suoi occhi vedono.
Ad esempio, per gli studi di specializzazione della fisica, Moretti non parte da un’analisi teorica dei segni grafologici più adatti a tali ambiti, ma dalla “semplice” visione dello scienziato in azione: “Per questo studio (…) e per altri studi (…), io vedo lo scienziato, poiché è sempre il gesto che mi colpisce, stare attento, così da tramutarsi nella stessa attenzione(…); lo vedo captare con precisione, laconicità, precisione(….); (…)e lo vedo non desistere dal suo lavoro.”

6. LA VERA CHIAVE DI LETTURA DELLA GRAFOLOGIA DI MORETTI
Agli inizi del suo percorso grafologico, Moretti aveva iniziato la lettura di Crepieux-Jamin; l’abbandonò subito perché non era confacente a come egli vedeva la personalità attraverso la scrittura.
Descrivendo le differenze tra il metodo jamininiano e quello morettiano, è merito di Nazzareno Palaferri di avere evidenziato le preziose prerogative della grafologia di Moretti: “…i due metodi partono da opposte direzioni; quello jaminiano dalla periferia del comportamento, per deduzione, verso il centro dell’uomo; quello morettiano dal centro dell’uomo e delle sue strutture alla sintesi del comportamento grafico. Penso sia questa la vera chiave di lettura della sua grafologia, sia come interpretazione sia come applicazione”.

7. LO SPAZIO GRAFICO NELL’INTUIZIONE VISIVA DI GIROLAMO MORETTI
Ora, le considerazioni appena esposte si sono rese necessarie per inquadrare il tema dello spazio grafico e capire perché Moretti non ne affronti una trattazione specifica. A differenza di altre grafologie, è stato osservato che egli non parte mai dall’esterno, dalla periferia del comportamento, da grandi categorie e generi, ma sempre dall’interno, dal centro dell’uomo, dalla sua costituzione, da come essa si muove fino alla comprensione dei relativi, vari e differenziati processi psicologici e comportamenti sottesi.
In altri termini, Moretti non inquadra concettualmente lo spazio grafico come una realtà a sé stante, con i suoi vettori alto, basso, sinistra e destra, studiati e inquadrati concettualmente nelle loro prerogative, ma vede innanzitutto l’autore dello scritto nei suoi movimenti più spontanei e da questi risale a come questi si muove in se stesso – vale a dire nei suoi movimenti e dinamismi psichici – e intorno a sé nelle sue relazioni con l’ambiente.
La sua grafologia descrive pertanto una fine psicologia a partire dal simbolismo relazionale.
C’è un innegabile dato di fatto di cui non ci si è accorti nella debita maniera: la grafologia italiana, con 17 anni di anticipo (1914) su quella pulveriana, si presentava al mondo come una dinamica basata sul simbolismo dei rapporti vissuti dallo scrivente attraverso il suo gesto grafico. Non appare certo la parola simbolismo, ma ce n’è tutta la forza, tutto il significato. L’io vi si rappresenta fisiologicamente e simbolicamente, non solo in se stesso, ma soprattutto nella dinamica orizzontale dei rapporti e delle esperienze della vita” (1).
In altri termini, è come se Moretti si preoccupasse di vedere con gli stessi occhi del soggetto scrivente come questi vede l’ambiente e come in esso si relaziona.

8 COSA IMPLICA VEDERE LO SPAZIO CON GLI OCCHI DI CHI SCRIVE
Vedere lo spazio grafico con gli occhi di chi scrive implica fondamentalmente la preziosa prerogativa di una maggiore libertà interpretativa meno ancorata alle concettualizzazioni e teorie di riferimento.
Ad esempio, se pensiamo al segno grafologico Rovesciata, Moretti è l’unico grafologo al mondo che lo considera alla stregua di Pendente, pur se spazialmente l’inclinazione è opposta ad esso. Partendo da una concettualizzazione astratta dello spazio grafico, nessuno si sognerebbe di pensare che Rovesciata esprima un desiderio di contatto con il vettore di destra, vale a dire con il Tu. Moretti, invece, vedendo il dinamismo comportamentale e psichico della persona con Rovesciata, ne coglie con profondità le sue prerogative psicologiche, a partire dalla somiglianza con Pendente.
Un altro esempio: Curva rotonda.

Fig. 3

Fig. 3

Grafia Curva rotonda presentata da Moretti (Grafologia somatica, 1945).
La forte curvilineità di questo segno grafologico viene spiegato non in base a considerazioni spaziali, come il forte adattamento espresso dal risvolto curvo sul rigo di base, quanto invece in base a ragioni intrinseche all’individuo. Così si esprime Moretti: “Provatevi a fare un circolo con la mano. Vedrete che è la testa dell’omero quella che gira dentro la scapola. Quindi la testa dell’omero e la scapola perfettamente circolari daranno modo al movimento spontaneo circolare del braccio e della mano”.

9 CONCLUSIONI
Un limite delle grafologie ancorate alle teorie è quello che, se le teorie cambiano, anch’esse diventano datate.
Qualora cambi la concezione dell’essere umano, inerente alla contrapposizione tra spirito da un lato, e anima e vita dall’altro, ciò influenzerebbe negativamente la grafologia di Klages.
Qualora cambi la concezione archetipica dello spazio, ciò influenzerebbe negativamente una grafologia interamente basata su di essa.
La grafologia di Girolamo Moretti è, invece, terribilmente pratica, in quanto è sempre basata sull’uomo vivo. E questo comporta che se domani il cielo sarà giallo e il sole blu, Moretti sarà sempre contemporaneo dei posteri.

(1). N. Palaferri in Galeazzi, Palaferri, Giacometti, Guida alla grafologia, Ed. Sansoni, Firenze, 1986, p. 89.
(2). M. Pulver, Simbologia della scrittura, Ed. Boringhieri, Torino, p. 75.

LUCIANO MASSI – TUTTI I DIRITTI RISERVATI
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