GIROLAMO MORETTI

girolamo moretti

Quando gli esseri umani sono dotati di grandi doni e talenti speciali, accade il più delle volte che nemmeno si rendono conto di averli. Per loro sono così naturali e semplici che facilmente credono che tutti possiedano le stesse loro doti. Devono pertanto accadere eventi casuali, che in ultima analisi di casuale non hanno nulla,  per risvegliare in loro la coscienza di votarsi ad essi e compiere il proprio destino.
L’incontro tra il frate francescano Girolamo Moretti e la grafologia non si sottrae a questa regola. Avendone una così accentuata e particolare predisposizione che toccava il piano della sensitività, nemmeno credeva che essa fosse oggetto di uno studio specifico.
Così Moretti racconta:
“Nell’agosto di quell’anno, 1905, in un pomeriggio afoso, non so per quale irrequietezza che mi impediva il consueto pisolino, presi in mano il giornale “L’Avvenire d’Italia”, e mi cadde l’occhio su un articolo: “La Grafologia”. Non ne avevo mai sentito parlare, Mi meravigliai che la grafologia costituisse uno studio speciale perché fin da bambino, quando mi capitava di aver sottomano una scrittura qualsiasi, scorgevo l’autore dello scritto nei suoi movimenti più spontanei: nel suo modo di ridere, di piangere, di muoversi, di conversare, di imporsi, di reagire”.(1)
Ma non è tanto il dono di una sensitività speciale il vero merito di Moretti, quanto invece il fatto di essere stato capace di portare avanti uno studio infaticabile, che lo ha accompagnato tutta la vita, per rendere sistematico quanto egli capiva della scrittura, sottoponendolo a verifica sperimentale e codificandolo in un metodo di indagine che si differenzia notevolmente da quelli dei grandi capiscuola esteri.
Mentre le altre grafologie partono dall’analisi periferica del comportamento scrittorio per giungere, deduttivamente, verso il centro dell’uomo, Moretti parte subito, per insight immediato quando osserva una scrittura, dal centro dell’uomo fino alla sintesi del comportamento grafico.(2)
Egli stesso, così afferma, parte ab cognito ad incognitum, vale a dire da quello che conosce, che vede immediatamente, cioè il corpo, per risalire, descrivere e capire quanto a una prima lettura gli è sconosciuto, cioè la complessità della psiche.
Per questa sua originale maniera di procedere, che la differenzia da tutte le grafologie estere, la grafologia di Girolamo Moretti è l’unica ad aver sempre considerato l’essere umano nella sua unità psicosomatica.  E impostando su questo cardine un completo apparato segnico teorico e pratico, è anche la più adeguata per indagarne la complessità e il mistero.

NOTE

1. G. Moretti, Chi lo avrebbe mai pensato. Autobiografia, Curia Provinciale Frati Minori Conventuali, Ancona, 1977, p. 47.

2. Cf. N. Palaferri, L’indagine grafologica e il metodo morettiano, Messaggero, Padova, 2005, p. 19.

 

LUCIANO MASSI – TUTTI I DIRITTI RISERVATI
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